Gerusalemme Liberata

gl finaleQuesta foto, scattata da Lorenzo Faggiolati, uno studente dello scientifico “Galilei” di Macerata, fissa il momento finale della rappresentazione della “Gerusalemme Liberata” messa in scena al Palazzo Buonaccorsi di Macerata la sera del 14 maggio. E’ stato il momento conclusivo di un laboratorio curato dal regista Antonio Mingarelli e da Gabriele Cingolani, quest’ultimo docente comandato presso il nostro Istituto, e che ha visto protagonisti diciotto ragazze e ragazzi del Galilei.

Può sembrare strano che un Istituto che nasce per occuparsi di storia contemporanea abbia deciso di concentrare la sua attenzione su un classico della letteratura italiana di più di quattro secoli fa (diversamente dallo scorso anno, quando si è lavorato su un testo come Una questione privata. Ma la scommessa (la scommessa di un progetto triennale di cui questa vuole essere la prima tappa) era proprio questa: far dialogare con i grandi temi dell’attualità un classico che a scuola è spesso sentito come lontano, appartenente ad un mondo completamente altro. Questa volta, il capolavoro del Tasso, oltre che ha riflettere su temi universali quali l’amore, la violenza, la vendetta e la pietà, è servito ad andare alle radici di un grande tema dell’attualità: la difficoltà dell’incontro con l’altro, col diverso, e il rischio che la religione possa diventare uno strumento di separazione fra i popoli invece che di avvicinamento.

Esemplare, in tal senso, è stato il lavoro fatto sul famoso episodio del poema chiamato tradizionalmente “Erminia fra i pastori”: nel Tasso Erminia, eroina vocata più all’amore che alla guerra, dopo una tempestosa fuga notturna dal campo di battaglia, si ritrova in un ambiente rurale, apparentemente pacifico, in compagnia di pastori con i quali riflette sui temi della guerra, della violenza in relazione alla brama di potere. Nella resa teatrale, nata dalle idee dei ragazzi partecipanti al laboratorio, e dalle discussioni in gruppo, la scena si trasforma piano piano in una meditazione in cui l’attrice che impersona Erminia “dialoga” mentalmente con le voci registrate degli stessi ragazzi protagonisti che, da donne e uomini del XXI secolo, ragionano su questi stessi temi in relazione al mondo di oggi. Così Erminia e i pastori, che nel poema del Tasso rappresentano le vittime della storia, si avvicinano a noi, alle nostre contraddizioni, e ci interrogano sulla permanenza di guerra e violenza nel mondo attuale, malamente nascoste sotto il velo della nostra distrazione e della nostra ipocrisia.

Un modo diverso di affrontare sia la riflessione sull’oggi sia lo studio del passato, che ha lasciato sicuramente un segno profondo sia nel pubblico sia, soprattutto, nei protagonisti della rappresentazione.

Qui e qui le foto dello spettacolo

 

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